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Aree Campione

Il progetto SLAM si caratterizza soprattutto perché fornisce un  servizio ed  i relativi prodotti che vengono definiti ed implementati per arricchire i database degli utenti sulla base delle informazioni necessarie per la gestione del rischio idrogeologico.

In Italia, la Mappatura degli eventi franosi viene sviluppata per l'intero bacino del fiume Arno e per una porzione della provincia di Benenvento in Campania, mentre in Svizzera il servizio interessa la parte orientale del Cantone Vallese e il Cantone di Berna.

Il Monitoraggio dei movimenti franosi delle aree in frana è sviluppato e testato, nel caso italiano, in alcune aree interne al Bacino del fiume Arno (Pelago, Poggibonsi, Chianciano e Capannori), e su quattro comuni nella provincia di Benevento: San Marco dei Cavoti, Campolattaro, Reino e Pesco Sannita. Per la Svizzera sono stati individuati i seguenti siti test: Grindelwald nel Cantone di Berna Grubengletscher, La Frasse, Montagnon, Lauterbrunnen, Gräechen nel Canton Vallese, Biasca, Preonzo e Airolo nel Canton Ticino e la regione dello Schwarzsee nel Canton Friburgo.

Infine la Mappatura della suscettibilità di frana è sviluppata sull'intero bacino dell'Arno e per il sito di Grinderwald in Svizzera.

Di seguito viene riportata una panoramica su alcune delle aree campione selezionate per implementare il servizio SLAM in Italia e in Svizzera.

 

   

   Bacino del fiume Arno

Il bacino del fiume Arno, così come viene definito in coseguenza dell’applicazione della  legge 183/89, comprende, oltre al bacino idrografico in senso stretto, anche, nella parte terminale, la zona compresa tra lo Scolmatore, a Sud, ed il Fiume Morto, a Nord, inclusa l'area di bonifica di Coltano-Stagno ed il bacino del torrente Tora che oggi confluisce nello Scolmatore. 

Il bacino imbrifero si estende su una superficie di circa 9,000 Km2), con una pendenza media del bacino pari 0.6%. 

La quota media del bacino è di 353 m con la quota massima raggiunta a  1,600 m.  Il territorio può essere classificato come prevalentemente collinare, in quanto il 55,3% del territorio presenta una quota inferiore a 300 m s.l.m., il 30,4% a quote comprese tra 300 e 600 m s.l.m., il 9,8% a quote comprese tra 600 e 900 m s.l.m. e il 4,5 a quota superiori a 900 m s.l.m., solo il 17% del bacino è ha una pendenza inferiore al 15%. La superficie boschiva è di circa 350,000 ha, mentre la superficie coltivata copre un'area di 431, 488 ha. Le formazioni geologiche, prevalentemente impermeabili, sono costituite da argille, marne, scisti argillosi, calcari marnosi e arenarie compatte. La parte interessata da rocce permeabili non supera il 5% dell'intera superficie. La copertura alluvionale, quasi ovunque di spessore modesto, è presente sul 23% della superficie.
Nel complesso, essendo le rocce costituenti il bacino dell'Arno facilmente erodibili, l’area in esame appare essere  particolarmente interessato da movimenti franosi da scivolamento e da colamento. Sono state censite più di 3000 frane (55% frane rotazionali,  20% frane traslazionali, 12% frane da crollo, 7% colamento, 5% ribaltamento e 1% espansione laterale), innescate principalmente da fenomeni meteorologi, quali le piogge intense e continuate, e dai terremoti, abbastanza frequenti.    
Le aree urbane maggiormente interessate dalle frane sono San Miniato, Chiusi della Verna, San Gimignano, Volterra, Chianciano Terme, Montepulciano, mentre altri fenomeni rilevanti sono stati registrati in corrispondenza di importanti infrastrutture come l'autostrada A1 e le linee ferroviarie ad alta velocità. 
L'interazione di tali fenomeni con il territorio fortemente antropizzato  porta ad ipotizzare scenari di elevato rischio sia per le popolazioni che vivono all'interno del bacino (2.581.369 abitanti, ISTAT 1991) sia per i beni ambientali, storici e culturali, e per le infrastrutture viarie e ferroviarie che attraversano il bacino.

 

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Chianciano Terme (Si)

La zona urbana del comune di Chianciano Terme (SI) è interessata da una serie di fenomeni di instabilità di versante i maggiori dei quali sono ubicati in località Castagnolo - Le Case, nella parte nord del centro abitato, ed in località Chianciano Bagni, nella parte sud del paese.

Tali fenomeni sono riconducibili a scivolamenti traslativi, sia semplici che complessi, con superfici di scorrimento poste prevalentemente in corrispondenza di depositi di sabbie ed argille e di rocce calcaree.

 

Sono state segnalate numerose lesioni agli edifici civili in più aree dell’abitato e numerosi interventi di sistemazione sono stati realizzati, a partire dagli anni ’70.

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Pelago (Fi)

La città di Pelago si trova lungo il fiume Arno vicino la città di Firenze. La città di Pelago è interessata da quattro fenomeni franosi ma il più importante è denominato Carbonile 2.

Dal 1985 il corpo della frana è stato interessato da alcune riattivazioni che hanno causato molti danni alle comunità coinvolgendo strade, edifici civili e alcune fabbriche.

Durante gli ultimi anni diversi settori della frana sono stati stabilizzati grazie alla costruzione di sistemi di drenaggio, muretti di contenimento ma alcune aree sono ancora in movimento.

 

 

 

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Poggibonsi (Si)

 

I versanti presentano profili e rift risultanti da processi di deformazione che interessano principalmente alternanze di sabbia e argille o di ghiaie e argille. L'area è interessata da fenomeni prodotti in concomitanza con eventi gravitativi dovuti all'incremento della pressione e da movimenti orizzontali dovuti alla rimozione del terreno. 

A partire dal 1990 le frane sono state stabilizzate grazie alla costruzione di sistemi di drenaggio e muretti di contenimento.

 

 

 

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Capannori (Lu)

Il territorio di Capannori è afflitto da serie di eventi franosi, concentrati in particolare nelle località di San Gennaro e Matraia nell'area a nord del centro abitato.

Sono stati riportati molti danni ad edifici pubblici in alcuni paesi fra i quali Petrognano, Matraia, Tofori e San Pietro in Marcigliano. Interventi importanti sono stati sovvenzionati dalla regione Toscana per mitigare i fenomeni di instabilità dei versanti nella città di Capannori. 

 

 

 

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Regione Campania
L'area oggetto di studio si trova nella porzione  sud-orientale della provincia di Benevento e in parte nel settore nord-orientale della provincia di Avellino.
La quota media dell'intera area è di 398 m con la quota massima raggiunta a 981 m. Il territorio può essere classificato come prevalentemente collinare, in quanto il 52% del territorio presenta una quota compresa fra 300 e 600 m s.l.m., mentre il 34% presenta quote inferiori a 300 m s.l.m. il 9% quote comprese tra 600 e 900m e solo l’1% a quota superiori a 900 m s.l.m. La pendenza dei versanti è inferiore al 15% per il 53% dell’area.

La superficie coltivata copre 80% del territorio mentre solo il 12% è classificato come foresta. 
Le formazioni geologiche sono costituite prevalentemente da rocce impermeabili. La litologia più abbondante è costituita da argille e marne ma in alcune zone sono presenti livelli o  intercalazioni di diverso spessore di rocce calcaree ricche in selce. Sedimenti alluvionali caratterizzati da spessore modesto ricoprono una superficie molto ristretta. 

La tipologia di rocce presenti in prevalenza nell’area oggetto di studio è particolarmente soggetta a subire fenomeni di erosione, infatti, l’area è spesso interessata da movimenti franosi quali colamento e scivolamento rotazionale e traslativo. In particolare, i colamenti rappresentano la tipologia di dissesto più frequente. I meccanismi scatenanti sembrano essere legati alla elevata quantità di pioggia anche di forte intensità ma anche ai terremoti che spesso colpiscono questa zona.
I fenomeni d’instabilità interessano anche le aree circostanti i numerosi piccoli centri urbani, generando rischi per la popolazione e provocando danni a edifici pubblici e privati, al patrimonio culturale e storico e alle infrastrutture quali ponti e strade.
Le azioni intraprese per contrastare il dissesto dei versanti sono spesso insufficienti o inadeguate. Infatti, le are soggette a fenomeni franosi e il numero di edifici ed infrastrutture interessate dalle frane sono in aumento.

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San Marco dei Cavoti

I fenomeni di instabilità dei versanti interessano fortemente il territorio circostante la cittadina di San Marco dei Cavoti. In particolare, i movimenti franosi sono localizzati nella zona orientale e occidentale del centro urbano.

I fattori scatenanti dell'instabilità dei versanti sono probabilmente correlati con la forte interazione fra le proprietà dei materiali e le caratteristiche geomorfologiche. Infatti, è possibile riscontrare alti valori di pendenza in corrispondenza di formazioni geologiche ricche in argille e marne e un assetto degli strati in franapoggio. 

Le tipologie franose riscontrate sono riconducibili a creep, scivolamenti traslativi e rotazionali e movimenti complessi. Le tipologie differenti di dissesto sono imputabili alla frequente combinazione dei fattori geolitologici e geomorfologici del territorio. 

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Pesco Sannita

 

Pesco Sannita è fortemente interessata da fenomeni franosi distribuiti soprattutto nella parte settentrionale del paese ma presenti anche nelle frazioni circostanti.

Le tipologie di frane rilevate sono di tipo rotazionale e traslativo. Queste ultime costituiscono la quasi totalità degli eventi. La situazione sottolinea il ruolo fondamentale svolto dalle caratteristiche litologiche delle formazioni geologiche coinvolte nei fenomeni di dissesto. 

Infatti, il territorio è ricco di materiali plastici come argille e marne particolarmente soggette a colamento scatenando fenomeni di instabilità anche sui versanti con debole inclinazione.  Il persistere di fenomeni franosi ha causato nel tempo danni a infrastrutture come strade ed edifici. Alcuni interventi sono stati adottati in passato ma si sono dimostrati non completamente efficaci.

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Campolattaro

Il caso di studio è localizzato nell'area settentrionale di Campolattaro, un comune ad una trentina di chilometri a nord-est dell'abitato di Benevento. 

I fenomeni di instabilità dei versanti che interessano l'area oggetto di studio sono per la gran parte localizzati lungo la parte orientale  della diga che imbriglia le acque del fiume Tammaro, affluente del Calore, a sua volta affluente del Volturno.

Tali fenomeni franosi possono essere attribuiti ad un'interazione fra i fattori geolitologici e la struttura della diga.

I primi predispongono i versanti all'instabilità in relazione all'abbondante presenza di marne e argille e alla giacitura degli strati a franapoggio. Inoltre, la presenza di strati con caratteristiche geolitologiche e geomeccaniche differenti porta la superficie di contatto ad essere interessata da 

cicliche variazioni di pressione interna che generano ininterrotti cambiamenti nell'intensità delle forze in azione. Le tipologie di frana riscontrate sono scivolamenti traslativi, colamenti e movimenti complessi. 

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Reino

I fenomeni di instabilità di versante interessano l'intera area circostante la cittadina di Reino. 

In particolare tali fenomeni si concentrano lungo il lato settentrionale e meridionale del paese. I fenomeni franosi possono essere attribuiti ad un'interazione fra i fattori geolitologici e geomorfologici. 

I primi predispongono i versanti all'instabilità in relazione all'abbondante presenza di marne e argille e alla giacitura degli strati.

 

 

 

 

 

 

Le tipologie di frana riconoscibili sono riferibili a scivolamenti traslativi e rotazionali, colamenti e movimenti complessi. Molti edifici sono interessati da gravi lesioni dovute all'azione persistente dei fenomeni franosi e alla mancanza di efficaci misure preventive.

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   Cantone Vallese

Il Cantone Vallese ha un'estensione di 5,225 km2, e comprende 160 comuni, con 278,000 abitanti, pari ad una densità di 53 abitanti per km2. Il 20,3% del terreno è coltivato. 
In queste regioni di alta montagna i movimenti delle masse rocciose sono il risultato di fenomeni diffusi di assestamento e di eventi franosi catastrofici. L'equilibrio di questi sistemi è marcatamente influenzato dalla presenza dei ghiacci, che rendono l'alta montagna particolarmente sensibile alle variazioni climatiche. Il movimento di creep (lento movimento plastico di scivolamento) e il disgelo di sedimenti ghiacciati, spesso presenti sotto forma di permafrost, sono fattori significativi che predispongono alla formazione di debris flows periglaciali (rapidi movimenti caotici di rocce e terreni imbevuti di acqua) e alla relativa instabilità del versante. Non solo l'instabilità dei detriti di versante ma anche l'instabilità dei versanti rocciosi può essere connessa ai processi glaciali e di permafrost, in quanto, per esempio il ritiro dei ghiacciai influisce sulla stabilità delle valli, e la conseguente variazione delle masse glaciali influenza l'idrologia.  I complessi sistemi di interazione su descritti mostrano chiaramente la necessità di una valutazione integrale del rischio considerando sia la varietà e variabilità dei principali processi che avvengono in ambiente d’alta quota, sia l’influenza spesso negativa dell'attività antropica.  
L'inaccessibilità delle aree di alta montagna rende le tecniche di telerilevamento da satellite particolarmente adatte al monitoraggio territoriale, limitando la necessità di operare rilievi sul territorio che in alta montana risulta spesso pericoloso da raggiungere quando addirittura non accessibile. 

 

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     Grubengletscher

Il ghiacciaio di Grubengletscher si estende nei territori dei comuni di Saas Balen, Saastal e Oberwallis, ad un'altitudine compresa tra i 1700 e 3000 m s.l.m e copre un'area di 12 km2.  
Quest'area glaciale è caratterizzata dalla presenza di scisti e calcari. Il test site è coperto da ghiacciai, rocce, laghi, foreste e pascoli. 
 

 

 

 

 

 

Come in molte aree glaciali, anche nell’ area del Grubengletscher sono presenti fenomeni di permafrost, che potenzialmente possono causare fenomeni di instabilità localizzata.  Il comune di Saas Balen è attualmente considerato ad elevato rischio.

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Montagnon
L'area test, localizzata presso Leytron, nel Cantone di Unterwallis, è ampia circa 5 km2, con una variazione di altitudine compresa fra 500 e 1.300 m s.l.m. La geologia dell’area si caratterizza per la presenza prevalente di scisti di età Aleniana (Giurassico medio).

 Il villaggio di Montagnon è classificato ad alto rischio per la presenza di una frana profonda almeno 50 m e con movimento particolarmente rapido.

 

 

 

 

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Graechen

Graechen è situata Randa, Mattertal e copre un'area 20 km2 ad una quota compresa fra 800 e 2700 m s.l.m. Quest'area è caratterizzata dalla presenza di scisti, gneiss e quarziti. Per quanto riguarda l'uso del suolo, l'area oggetto di studio è coperta da ghiacciai, rocce, foreste e pascolo.

Graechen è afflitta da una grande frana con porzioni caratterizzate da movimento lento (di spessore pari a circa 100m) e da uno strato di permafrost in Ritigrabe-Seetalhorn.

I fenomeni di instabilità rappresentano una problematica per la cittadina di Graechen coinvolgendo strade e ponti. 

Quest'area è attualmente monitorata attraverso piezomentri posizionati in appositi pozzi praticati nel permafrost.

 

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La Frasse (Canton Vaud)

La Frasse si trova tra i centri di Aigle e Sepey ad un'altitudine compresa tra gli 800 m e i 1.900 m s.l.m.. 

La geologia è caratterizzata dalla presenza di calcari, flysch e depositi quaternari. Il territorio di La Frasse è ricoperto di foreste alternate a pascoli e prati. I fenomeni di instabilità costituiscono una reale minaccia per le case, le strade e le linee ferroviarie che si trovano all'interno dell'area di studio.

 

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Cantone di Berna

Il Cantone di Berna ha un'estensione di 5,959 km2, con il 43.3 % di superficie coltivata. Il cantone comprende 400 comuni con una popolazione di 947,000 abitanti (159 abitanti per Km2). Nelle aree di Grindelwald e Lauterbrunnen si trovano profonde valli formatesi dalla combinazione di erosione glaciale e fluviale. Il paesaggio si presenta aspro, con dirupi e versanti molto ripidi, quasi verticali. L'altitudine varia, in una distanza di pochi chilometri, da 800 m (Lauterbrunnen) ad oltre 4.000 m (Jungfrau). La geologia è costituita dalla Nappe alpina Elvetica e da coperture autoctone del massiccio dell’Aar. Questi strati rocciosi sono parzialmente ricoperti da depositi glaciali e alluvionali di spessore variabile. L'instabilità di versante si manifesta sia all'interno della copertura che all'interno dello strato roccioso. Sono infatti presenti diversi episodi franosi, anche di crollo, con dimensioni variabili per estensione e profondità. I movimenti franosi (sono attualmente 125 le frane catalogate) interessano i centri abitati di Grindelwald, Lauterbrunnen, Wengen e Mürren, e le loro immediate vicinanze. Sono inclusi nella aree a rischio elevato anche le uniche strade di accesso ai paesi di Grindelwald e Lauterbrunnen, e la parallela linea ferroviaria. Anche la linea ferroviaria di alta quota dello Jungfraujoch e le infrastrutture turistiche e scientifiche poste presso la stazione di arrivo, sono interessate da fenomeni di instabilità dovuti essenzialmente alla presenza di strati rocciosi con permafrost ed ai fenomeni legati al processo di ritiro glaciale in atto.

 

 

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   Grindelwald

L'area test è formata dal circo alpino che circonda l’importante stazione sciistica di Grindelwald. Nella parte meridionale dell'area si trovano le alte pareti dell’ Eiger, Mettenberg e Wetterhorn.   L'area di Grindelwald si estende per 171 Km2, compreso l'insediamento di Buglauenen.  La geologia è caratterizzata, come nel caso precedente, dalla Nappe alpina Elvetica e da sedimenti autoctoni derivanti dal massiccio dell’Aar. 

Gli strati rocciosi sono caratterizzati da stratificazioni di calcari e di scisti argillosi che sono spesso presenti in configurazione a franapoggio. La copertura quaternaria varia considerevolmente in spessore e composizione. Si trovano principalmente morene recenti legate all'ultima glaciazione e depositi di fanghi alluvionali. L'area densamente popolata è interessata sia da estese e profonde frane che da fenomeni più superficiali.

 

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 Tre valli (Canton Ticino)

La regione delle Tre Valli, nel settore settentrionale del canton Ticino ha un'estensione approssimata di circa 1100 km2. Alcune frane attive localizzate nel territorio delle città di Biasca, Preonzo e Airolo, sono state selezionate come aree test per l'implementazione del servizio di monitoraggio di dettaglio.

In particolare, nella comunità di Biasca ci sono due aree a rischio: Monte Crenone e Biborgh in Val Pontirone. In Preonzo, il sito a rischio è rappresentato da una piccola area industriale che coinvolge anche alcune strade di importanza cantonale e nazionale.

Infine, la frana storica di Airolo sta affliggendo la cittadina coinvolgendo tutte le infrastrutture, strade nazionali e cantonali e ferrovie. 

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Schwarzsee (Canton Friburgo)
La regione dello Schwarzsee è situata ad una quota compresa fra i 1000 e i 1700 m s.l.m. 

I fenomeni franosi sono rappresentati da grandi frane caratterizzata da uno spessore di circa 20 metri. Alcune parti sono contraddistinte da movimento veloce e altre da movimento lento.

Le aree maggiormente soggette a rischio frana sono sono Hohberg e La Berra.

Hohberg è studiato dal 1993 attraverso la mappatura dell'hazard. A partire dal 1995 una rete di GPS monitora l'area effettuando registrazioni da una a tre volte l'anno.

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